Fabrizio Trentacoste interviene nuovamente sulla vicenda della Casa del Mietitore di Enna Bassa, richiamando alcuni passaggi relativi alle iniziative intraprese negli anni scorsi per l’immobile: «Chiamato in causa, per la seconda volta, da chi ha già dimostrato di non conoscere e di non capire la vicenda relativa alla Casa del Mietitore di Enna Bassa, pretendendo comunque di parlarne, colgo l’occasione per ricordarne alcuni passaggi essenziali».
Trentacoste ricorda che nel giugno 2020, con una nota ufficiale inviata all’allora Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, all’Assessore dei Beni Culturali Alberto Samonà e al Soprintendente dei Beni Culturali di Enna Nicola Neri, chiese «di riconoscere il valore storico della Casa del Mietitore e di porre su di essa un vincolo di tutela demoetnoantropologico, proponendone il recupero e la rifunzionalizzazione al servizio della comunità locale, immaginando una casa del cittadino, che conservasse la memoria dell’abitato di Enna Bassa. Ogni intervento, come ovvio, potrà essere eseguito solo dall’ente proprietario dell’immobile».
La richiesta, spiega Trentacoste, venne ribadita pubblicamente poche settimane dopo durante l’incontro per l’inaugurazione della mostra documentaria “La Città Aurea. Urbanistica e Architettura a Enna negli anni Trenta”, alla presenza degli stessi Musumeci e Samonà, presso la Prefettura di Enna: «Tentai di favorire il dialogo sull’argomento tra l’Amministrazione comunale e l’Università Kore, arrivando a immaginare, con esponenti della Giunta comunale, l’ipotesi di una permuta tra l’immobile in questione e terreni comunali prossimi alle sedi accademiche che avrebbero potuto ospitare la Casa dello Studente ed espandendo l’area del Campus universitario, scongiurando così la perdita di un edificio dal forte valore identitario per la comunità di Enna Bassa, testimonianza superstite del passato rurale dell’area».
Secondo Trentacoste, «ogni sforzo fu vano stante l’indisponibilità mostrata dai rappresentanti della Kore».
L’ex senatore torna quindi sulla segnalazione che portò al blocco degli interventi sull’immobile: «Probabilmente, chi biasima il mio operato di allora, manifestando una strana concezione del diritto e della legalità, non comprende che se oggi si può ancora discutere del recupero di quell’edificio è solo perché lo stesso esiste ancora. Segnalare alle competenti autorità un abuso, come quello che si stava compiendo, non può certamente essere oggetto di critica. Oppure, qualcuno avrebbe preferito il silenzio, il lasciar fare in spregio alle regole, elevando l’ignavia al rango di categoria politica».
Trentacoste aggiunge: «Il voltarsi dall’altra parte non è mai appartenuto al sottoscritto, così come la “cultura del No” e se solo si avesse un minimo di capacità di analisi, si saprebbe che l’immobilismo attuale sulla vicenda è la mera conseguenza del ricorso amministrativo pendente tra Comune di Enna e Libera Università Kore».
Infine, l’ex senatore interviene anche sul piano politico: «È curioso notare come chi richiama la propria azione al fascismo, finisca inconsapevolmente per favorire il progetto di chi voleva demolire, senza alcuna autorizzazione, un edificio voluto dal regime fascista, creando così un ridicolo cortocircuito ideologico e indicibili alleanze politiche che più che rispondere alle esigenze del territorio e dei cittadini, sembra evidenziare la confusione di chi non ha finora prodotto una proposta concreta. O l’identità si difende a parole solo quando riguarda il colore delle pelle altrui e non la memoria e la storia del territorio?»






