Enna. “Anch’io risorto il giorno di Pasqua”, la storia di Natale Ferlito, cardiopatico guarito dal Covid-19

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Zero pazienti in Rianimazione, all’Umberto I di Enna. Anche oggi, per il secondo giorno di fila, il reparto che ha ospitato sino a 9 pazienti Covid in contemporanea finalmente si svuota, riposa.
In quella Rianimazione, intubato per 22 giorni di fila, c’è stato anche Natale Ferlito. L’uomo, 57enne, ha chiuso gli occhi nella sua abitazione a Leonforte, con saturazione di ossigeno poco più di 50 (valore bassissimo quindi) e si è messo nuovamente in piedi presso l’Utic di Cardiologia.
Del risveglio non ricorda quasi nulla, se non la voglia di riabbracciare la sua famiglia. E con voce emozionata per telefono mi dice: “Anch’io sono risorto il giorno di Pasqua, quando mi hanno estubato”.
Ferlito è economo presso il Comune di Leonforte, una delle città ennesi più colpite dall’epidemia. Lui come altri suoi colleghi purtroppo sono risultati positivi al Coronavirus e in pochi giorni la loro vita si è trasformata.
“Ero da qualche giorno a casa quando sono stato aggredito dalla febbre del virus, – mi racconta – a dire il vero non immaginavo si trattasse di Coronavirus, ma quella sera di marzo stavo malissimo e mia moglie ha chiamato il 118”.
I suoi ricordi, sommariamente, si fermano lì, adesso da tre giorni – dopo un po’ di riabilitazione – riesce a stare in piedi.
“Il mio corpo è molto debilitato e pieno di ferite a causa dello stare a letto, ma da qualche giorno mangio autonomamente e con il girello riesco a camminare, ci vuole pazienza”.
Ha avuto paura, gli chiedo.
“Non ho avuto neanche il tempo di provarla, – mi dice – ho capito quello che era accaduto al mio risveglio quando mi sono ritrovato a dover ricominciare tutto da capo. Il dolore più grande è pensare al dispiacere provocato alla mia famiglia”.
Nella sua stanza di ospedale dove dovrà rimanere ancora un po’ ha da poco terminato di parlare con il figlio.
“Sono passato sotto un treno ma grazie alla professionalità dei medici e degli infermieri di questo splendido ospedale io sono restato vivo. Il primario della Cardiologia e tutto il personale si stanno impegnando molto e sono gentilissimi, ma sono certo, saranno stati bravissimi anche negli altri reparti Covid, che mi hanno mantenuto in vita. Non smetterò mai di ringraziarli”.
Mentre Natale combatteva la sua battaglia, ha perso venti chili; la sua famiglia restava – come da protocollo – in isolamento fiduciario. Anche il figlio dopo giorni era risultato positivo ma asintomatico.
“E’ arrivato l’esito di tutti e tre i tamponi e la mia famiglia è finalmente libera” dice emozionato. Liberi dal virus e dall’incubo di perderlo, per l’ennesima volta.
Ferlito è un uomo giovane ma cardiopatico, un soggetto come altri, terreno fertile per il Sars-CoV-2. Dieci anni fa, nel 2010, proprio il giorno del suo compleanno, ha avuto un infarto ma la buona sorte, anche allora, lo ha accompagnato.
“Allora fu brutto, ma questa volta è tutta un’altra cosa anche a livello psicologico, la nostra vita, per lo meno quella sociale, non credo tornerà più come quella di prima”.
E continua: “colgo l’occasione per dire a chi leggerà la mia storia di essere prudente, di pensare che il virus può presentarsi senza sintomi quindi essere innocuo per alcuni e letale per altri, anche familiari. Quindi rispettiamo le regole”.
“Il suo quadro clinico generico era piuttosto grave – spiega il primario di Cardiologia Lello Vasco – era già un soggetto cardiopatico, per giunta sono subentrate ben due tipologie di infezione ai polmoni, uno di carattere micotico oltre alla polmonite. È stato necessario un lavoro sinergico ti tutti i reparti Covid per curarlo. Per lui – continua Vasco – dopo il decorso in Rianimazione, abbiamo lavorato in team con Malattie Infettive, per continuare la terapia e riassestare il suo quadro clinico complessivo ma anche con la Riabilitazione e la Dermatologia. Oggi vederlo in piedi è una vittoria che ci ripaga dei giorni difficili vissuti”.
Angela Montalto

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