Edilizia, Burgarello (Ance): “Il 2023 l’anno del rilancio dei lavori pubblici se il nuovo Codice non fallisce”

Sabrina Burgarello
PUBBLICITÀ    

Con la fine dell’anno la presidente dei costruttori ennesi dell’ANCE ha fatto il punto sui temi caldi e sulle prospettive di rilancio.

PUBBLICITÀ  

“Il 2022, se da un lato ha segnato per chi si occupa di edilizia privata un anno di intensa operatività grazie ai bonus edilizi, è stato anche un anno di patimenti legati alle continue modifiche della normativa che hanno causato il blocco dei crediti e una profonda sfiducia nello Stato e nelle sue norme programmatiche.

Abbiamo continuamente richiesto a chi ci governa di trovare una soluzione che desse stabilità e consentisse di perseguire gli obiettivi sociali ed ecologici della norma, ad oggi purtroppo il Governo continua a non voler dare soluzione certa e definitiva al blocco dei crediti.

Per il nuovo anno abbiamo intrapreso rapporti ancora più sinergici con banche e grandi player per cercare di aiutare chi ha in corso interventi soggetti a bonus, ma senza la buona volontà del legislatore le difficoltà non mancheranno.

Sul piano dei lavori pubblici l’anno trascorso ha segnato finalmente una ripresa decisa e le informazioni in nostro possesso ci indicano che si protrarrà anche per il prossimo anno, se l’avvento del nuovo codice, che si prevede entri in vigore ad aprile, non causerà blocchi.

Il nuovo codice, scritto dal Consiglio di Stato, è stato esitato dal CdM solo da qualche giorno e da una prima lettura appare un buon punto di partenza anche se occorre che siano modificate nell’iter parlamentare alcune disposizioni che appaiono in contrasto con i principi della Legge delega e oggettivamente penalizzanti per le imprese. Bene, ad esempio, l’introduzione del principio del risultato, della fiducia, di conservazione dell’equilibrio contrattuale e i principi di legalità, trasparenza e concorrenza. Positivo è certamente poi il processo di digitalizzazione delle procedure, così come il rafforzamento degli strumenti di riduzione del contenzioso giurisdizionale.

Ma per far sì che questi principi siano effettivi e non ripetere gli errori fatti nel Codice 50, occorrono alcuni essenziali correttivi al testo, e mi riferisco alle norme sull’illecito professionale, troppo penalizzanti e indicative di un perdurante sentimento di diffidenza verso le imprese, alla norma sulla revisione dei prezzi, che certamente è un passo avanti rispetto al codice vigente ma prevede ancora troppi limiti (alea e percentuale di riconoscimento delle variazioni) e meccanismi di funzionamento troppo complessi per essere efficace.

Tutte criticità determinate dal fatto che il nuovo Codice sconta un errore di metodo, che è forse all’origine della contraddizione tra principi annunciati e norme di attuazione: è stato redatto senza un adeguato confronto con chi con questo Codice deve lavorare (imprese, tecnici, pubblica amministrazione).

Impostazione che è stata alla base del fallimento del Codice 50 e che quindi non può né deve ripetersi”.

PUBBLICITÀ