Bilancio partecipato a Enna, Bottega Culturale replica: “Illazioni e doppi standard”

Bottega Culturale
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In merito al bilancio partecipato ad Enna, pubblichiamo il comunicato dell’addetta stampa di Bottega Culturale, Manuela Acqua.

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Desidero intervenire pubblicamente sulla vicenda legata al Bilancio Partecipato 2025 del Comune di Enna, alla luce delle continue illazioni che, soprattutto sui social network, stanno tentando di delegittimare il lavoro svolto da Bottega Culturale e dai suoi sostenitori.

Parlo non solo come cittadina ennese, ma anche come persona che collabora da anni con Bottega Culturale e che, con orgoglio e senso di responsabilità, ne ricopre il ruolo di addetta stampa. Un ruolo che impone rigore, attenzione alle parole, rispetto dei fatti e delle istituzioni.

Il progetto n. 5, promosso da Bottega Culturale, risulta, ad oggi, il più votato tra le nove proposte ammesse. Un risultato ottenuto attraverso una partecipazione aperta, trasparente e nel pieno rispetto delle regole previste dal percorso di democrazia partecipata.

È necessario chiarire alcuni punti, perché il dibattito pubblico degli ultimi giorni ha assunto toni e contenuti che rischiano di alterare la realtà dei fatti.

Durante i giorni di voto, e in particolare il 29 dicembre, data di chiusura della votazione, il consigliere comunale Marco Greco, noto per la sua appartenenza all’ARCI, ha sollevato pubblicamente sospetti e insinuazioni circa presunte irregolarità nella raccolta dei voti a favore di Bottega Culturale, chiedendo di assistere allo spoglio e lasciando intendere pratiche scorrette mai dimostrate.

Colpisce, tuttavia, che nel sollevare tali accuse si sia omesso di ricordare come proprio l’ARCI, per prima, abbia organizzato una serata pubblica in un noto locale ennese, durante la quale era stato allestito un punto dedicato alla richiesta e alla raccolta dei voti per il progetto n. 7. Un’iniziativa legittima, certo, ma che rende quantomeno singolare, e poco credibile, l’attuale tentativo di dipingere altri come scorretti.

Ancora più grave appare il mancato riscontro istituzionale rispetto alla questione della comunicazione del progetto n. 7, promosso da ARCI PETRA.

In data 26 dicembre ho trasmesso al Comune di Enna una segnalazione formale, dettagliata e documentata, nella quale evidenziavo come la comunicazione pubblica di quel progetto, attraverso locandine e contenuti social (mi piace ricordare il video girato davanti il Cinema Grivi da tre apparteneti all’ARCI), potesse risultare oggettivamente fuorviante, lasciando intendere ai cittadini la possibilità di una riapertura del Cinema Grivi.

Tale prospettiva, tuttavia, non trova alcun riscontro né nel testo ufficiale del progetto ammesso al voto né nelle risorse economiche disponibili, pari a 18.000 euro, del tutto insufficienti per interventi strutturali, impiantistici, autorizzativi e gestionali di una sala cinematografica. La proposta, come chiaramente emerge dalla documentazione allegata alla delibera comunale, riguarda infatti rassegne cinematografiche di comunità e non la riattivazione di un cinema chiuso.

La mia segnalazione non aveva finalità polemiche, ma era orientata esclusivamente a tutelare la correttezza del processo partecipativo, affinché i cittadini potessero esprimere un voto informato, consapevole e basato su informazioni veritiere.

Ad oggi non risulta alcuna presa di posizione, chiarimento o verifica da parte dell’Amministrazione, mentre si continua paradossalmente a mettere in discussione la correttezza di altri soggetti che hanno invece sempre operato alla luce del sole.

Fa riflettere che, mentre una comunicazione potenzialmente ingannevole non venga pubblicamente affrontata, si continui invece ad alimentare il sospetto verso un’associazione culturale che opera da anni sul territorio con serietà, continuità e spirito civico.

Non posso inoltre non rilevare come, in questa vicenda, anche esponenti e ambienti riconducibili al Partito Democratico abbiano contribuito, direttamente o indirettamente, a sostenere una narrazione fatta di allusioni e sospetti, anziché difendere con chiarezza i principi di trasparenza, equità e rispetto delle regole che dovrebbero essere patrimonio comune di chi crede nella partecipazione democratica.

In data 7 gennaio, il Comune di Enna ha comunicato ufficialmente che alcuni voti erano confluiti nella cartella spam e che si sarebbe proceduto a un riconteggio. Bottega Culturale ha accolto questa decisione con assoluta serenità, ribadendo che fare chiarezza è un dovere verso la cittadinanza.

Chi lavora correttamente non teme verifiche. E, personalmente, ritengo che le modalità di voto indicate dal Comune debbano essere riviste così come sottolineato anche dai consiglieri Greco e Di Venti durante la conferenza stampa del 31 dicembre scorso.

Ciò che non è più tollerabile, invece, è il protrarsi di accuse implicite o esplicite di brogli, prive di fondamento e lesive della reputazione di persone e associazioni che lavorano onestamente per il bene comune.

Preoccupa inoltre il fatto che, parallelamente alla diffusione di sospetti infondati, si stia arrivando ad invocare apertamente l’annullamento dell’intero percorso di bilancio partecipato, non per reali criticità accertate, ma per finalità che appaiono sempre più strumentali.

Una richiesta di questo tipo, se non fondata su elementi oggettivi e verificati, rappresenta un atto grave, perché finisce per delegittimare il voto dei cittadini, il lavoro delle associazioni coinvolte e lo stesso strumento della partecipazione democratica.

Ancora più allarmante è la sensazione che qualcuno stia tentando di trasformare il bilancio partecipato, che dovrebbe essere uno spazio di confronto civico, inclusione e responsabilità collettiva, in un mero strumento di propaganda politica ed elettorale, piegandolo a logiche di schieramento e consenso, anziché tutelarne la funzione originaria.

Un approccio di questo tipo non danneggia un singolo progetto o una singola associazione, ma svuota di senso l’intero processo, allontanando i cittadini e minando la fiducia nelle istituzioni.

La competizione tra progetti è legittima. La distorsione dei fatti, il doppio standard e la delegittimazione dell’altro no.

Difendere la democrazia partecipata significa anche avere il coraggio di dirlo con chiarezza.

Continueremo a farlo, con fermezza, serietà e senso di responsabilità.

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