Pupi Avati scrive a Daniela Accurso

“Cara Daniela, si resta presi al laccio della tua “Una storia capovolta”, un racconto dove emerge, con forza carismatica, la ricerca costante di una verità, la capacità di reinventarsi lasciandosi andare agli sviluppi del sogno chiamato vita. Sorridendo di fronte alle stranezze dell’esistenza. È un sogno che, auguro a te e alle persone che hanno la fortuna di conoscerti, avrai ancora tanti, tanti altri capitoli. Con tanti auguri per tutto. Un forte abbraccio.” Pupi Avati

“Per me è stato come vincere il Campiello”, esulta Daniela Accurso giornalista ennese ma ormai palermitana da ormai dieci anni, che in queste ore ha ricevuto un riconoscimento del tutto inaspettato per il suo libro “Una storia capovolta.” Una mail di congratulazioni del regista Pupi Avati.

Il libro della giornalista ennese edito dalla casa editrice Albatros racconta di una piccola città di provincia dove la protagonista Donatella e la madre rompono gli schemi standardizzati della vita sociale del luogo. Racconta contrasti, eccessi e personaggi, tutti sommati volutamente negli anni settanta. C’è tanto dagli amori alle passioni, dalle auto agli aerei, dal potere allo sport. Colpisce poi la prefazione affidata a un bambino di sei anni, il nipotino di Daniela.

La curiosità sta molto nel rapporto che ti lega a Pupi Avati, raccontaci.
“Conosco da tempo il regista, che tra l’altro è uno dei miei preferiti. Appena uscito il mio libro, eravamo ancora in pre pandemia, ho avuto il piacere, che mi concedo sempre quando vado a Roma, di andare a trovare il maestro. E gliene ho fatto omaggio di una copia”.
Poi?
“Poi è successo il finimondo. Hanno chiuso le librerie del pianeta e con ogni probabilità chiuderà il 70 per cento delle case editrici italiane. Per il mondo dei libri e dei lettori una dura batosta”.

Prima che scoppiasse il dramma Covid-19 avevi programmato qualche uscita per promuovere il libro?

“Si. Alcuni appuntamenti erano già in agenda con vari inviti in programmi televisivi. Qualche intervista era stata fatta, una per esempio a Radio Rai Uno. Sono riuscita a registrare su Sky il racconto del libro per un canale tematico. Poi qualche recensione prima dell’azzeramento dei vari appuntamenti in tutt’Italia”.

Di certo la pandemia ha frenato il tuo lavoro. Ti ripaga, in un certo senso, il regalo del regista?

“Innanzitutto devo dire che è stato del tutto inaspettato. Avati è un uomo molto diretto. Non fa sconti a nessuno. Se il mio libro non gli fosse piaciuto non mi avrebbe risparmiato la sua. Ed invece tono e significato così poetico, così caloroso delle sue parole mi hanno davvero commossa”.

Dopo questa tua prima esperienza continuerai a scrivere libri?

“Magari!!!! La pubblicazione di un testo è un’esperienza che ti lascia il segno, ti riempie. Ho già tre libri pronti. La domanda che oggi s’impone non è c’è voglia di scrivere, di raccontare semmai io scrivo e chi pubblica? La crisi è un boomerang, è partita, si avvita e colpisce di netto”.

Torniamo alle parole di Pupi Avati, ancora le senti fluide dentro le vene?

“Devo ammettere che non sono riuscita a contenere l’entusiasmo e ho inoltrato di messaggi i miei amici, ho condiviso il testo su fb. Lo confesso d’incanto mi sono sentita una ragazzina sedicenne. Belle, bellissime sensazioni, va bene cosi. Mi merito anche io una gioia, dopo i disastri personali, dopo delusioni ed amarezze, questo momento felice ci voleva proprio.”

Un break spensierato ma la vita continua. Come il senso del tuo libro?

“Certo ma sempre capovolta.”

Daniela sorride e ti lascia con il suo “Ciao”.

Paolo Di Marco

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